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giovedì 21 ottobre 2010

lunedì 6 settembre 2010

Ma cos'è il BURNOUT?

Il termine burnout è stato utilizzato per la prima volta negli anni Trenta nello sport. Questo termine era utilizzato per descrivere la condizione fisica di alcuni atleti che, avendo esaurito tutte le loro energie, non avevano alcuna possibilità di recupero.

Attualmente il termine è utilizzato nel campo della psicologia del lavoro per indicare una sindrome. La sindrome da burnout studiata in maniera approfondita dalla psichiatra C. Maslach, è una manifestazione sintomatologica che colpisce le persone che svolgono lavori che richiedono uno stretto contatto con gli utenti del servizio. Il burnout, insieme al mobbing, è una condizione che negli ultimi anni ha interessato molto gli studi in psicologia del lavoro.

I professionisti che sono maggiormente esposti al rischio di sviluppare questa sindrome sono spesso impiegati in tutte quelle professioni definite di “relazione d’aiuto” includenti oltre che una prestazione professionale anche un coinvolgimento personale. Fanno parte delle professioni di relazione d’aiuto tutte le attività che s’iseriscono nell’area sanitaria, assistenziale, educativa, sociale, ecc (medici, infermieri, insegnanti, educatori, poliziotti, ecc.).

venerdì 3 settembre 2010

LAZIO/SANITA': FIALS CONFSAL, REGIONE ATTIVI CONTROLLI SU STRESS LAVORO

LAZIO/SANITA': FIALS CONFSAL, REGIONE ATTIVI CONTROLLI SU STRESS LAVORO


(ASCA) - Roma, 2 set - La Regione attivi controlli per valutare la sicurezza e lo stress sul lavoro. Lo ha dichiarato in una nota il segretario regionale della Fials Confsal, Gianni Romano, in seguito ai recenti casi in cui si ipotizza che le liti in corsia siano state la causa di episodi di malasanita'.

''Gli ultimi recenti e presunti episodi di malasanita' - ha dichiarato - che sono arrivati in pasto all'opinione pubblica come casi allarmanti, possono essere stati causati dallo stress psicofisico correlato al lavoro in corsia, pertanto si impone un atto di risoluta verifica e di dovere istituzionale. La Nostra Organizzazione chiede che la Regione si impegni a garantire la sicurezza sanitaria anche in casi che riguardano stress eccessivi nei luoghi di lavoro. Per questo servono controlli accurati in tutte le strutture sanitarie e checkup sugli operatori''.

''Certo e' che le pesanti responsabilita' e i turni di lavoro massacranti ai quali sono sottoposti medici e infermieri nel tempo - ha proseguito - possono anche provocare situazioni di grave stress psicofisico che puo' far degenerare nell'ambito lavorativo anche liti per futili motivi. E in merito a questa precisa situazione, vorremmo ricordare alla presidente del Lazio Polverini la circolare di Confindustria che analizza quali e quanti casi di stress a causa di pressioni psicofisiche debbono essere analizzati e identificati come stress correlato al lavoro. Sembra davvero che questi avvenimenti fortuiti facciano al caso nostro.

Invitiamo la presidente a dargli un'occhiata e prendere le opportune decisioni''.

''E' per questo - ha concluso - che procediamo con una serie di nuovi quesiti da porre alla presidente e commissario alla Sanita': chiediamo in quante aziende sanitarie (Asl e ospedali, policlinici e Irrcs) e' stato attivato un supporto psicologico riservato al personale interno e soprattutto come l'Istituzione regionale intende rimediare alle manifeste carenze di organico. Infatti il Lazio e' sotto organico di 5.000 infermieri e centinaia di medici lavorano con contratti di sostituzione. Non vorremmo che la logica della Regione fosse quella di diminuire offerta per scoraggiare la richiesta a recarsi presso le strutture pubbliche''.

(Asca)

sabato 28 agosto 2010

giovedì 26 agosto 2010

Fine delle vacanze: come combattere lo stress da rientro

I sintomi sono : sonnolenza, disturbi intestinali, acidità di stomaco, stanchezza cronica, emicranie, tachicardie. Per limitare i danni da stress da rientro si possono utilizzare alcuni accorgimenti.

Prima di tutto la gradualità. Se è possibile riadattarsi progressivamente ai ritmi lavorativi, magari iniziare da metà settimana o con un orario ridotto e part time.


Poi mantenere qualche occupazione vacanziera dopo il lavoro: andare a correre, andare a fare il bagno in piscina o al lago sfruttando le belle giornate. Poi curare un’alimentazione non troppo pesante, con molta frutta meglio se mangiata lontana dai pasti. Anche il rientro dalle vacanze è meglio anticiparlo di almeno un giorno, avendo la possibilità di restare a casa prima del lavoro per 24 o 48 ore.

martedì 24 agosto 2010

Gli Infermieri ? Tra i più stressati

Tra le categorie professionali più a rischio da stress lavoro-correlato rientrano gli operatori del settore sanitario: una ricerca, effettuata dalla rivista trimestrale Assistenza infermieristica e ricerca, ha dimostrato che durante la notte vi è un sovraccarico lavorativo per gli infermieri. FONTE BLOG INFERMIERI AUTONOMI.

Tra le categorie professionali più a rischio da stress lavoro-correlato rientrano gli operatori del settore sanitario, dai portantini agli educatori di comunità, dai medici agli infermieri.

Tra i più soggetti a disagi fisici e psicologici, in massima parte causati da eccessivi carichi di lavoro, con assunzioni di decisioni e responsabilità che non competono loro, vi sono gli infermieri impiegati nei turni di notte.

Per una pura credenza metropolitana di notte il lavoro negli ospedali è più tranquillo, così il personale infermieristico e medico è presente in numero minore rispetto ai turni diurni, ed i pochi infermieri in corsia sono costretti ad affrontare situazioni critiche da soli, senza adeguato supporto medico.

Una ricerca, effettuata dalla rivista trimestrale Assistenza infermieristica e ricerca, ha dimostrato che durante la notte vi è un sovraccarico lavorativo per gli infermieri, in quanto i pazienti nelle ore buie vedono acuirsi lo stato di ansia e preoccupazione dovuti allo stato di salute e chiedono continuamente l'intervento degli infermieri per avere informazioni sulla loro salute così come semplicemente per essere rassicurati.

Su un campione di 115 pazienti, ricoverati in quattro diversi reparti dell'Azienda ospedaliera-universitaria di Udine, controllati per dodici notti consecutive, è emerso che ciascun malato ha chiamato gli infermieri quattro volte, con un'incidenza del 42,4% tra le 21 e le 23, e che solo per il 3,1% dei casi era effettivamente necessario l'intervento del medico di guardia.

Tale ricerca dimostra chiaramente l'aumento del carico di lavoro per gli infermieri notturni, sia per la pressione psicologica dei ricoverati, sia per il numero esiguo di personale, sia per problemi puramente organizzativi (cartelle cliniche e risultati di analisi conservati in luoghi lontani dalle corsie) con un aumento di stress lavoro-correlato, che si traduce dapprima nel rischio concreto di mancata assistenza al malato e poi di maggiori infortuni nella categoria ( in media gli infortuni che riguardano i lavoratori del settore sanitario sono maggiori del 30% rispetto ad altre categorie lavorative).

I sintomi e la patologie legate allo stress da lavoro che colpiscono gli infermieri notturni sono in costante aumento con la conseguenza di un numero maggiore di assenze lavorative per malattia.

Questo comporta un'ulteriore diminuzione delle risorse disponibili e un impatto psicologico negativo sui pazienti ricoverati che avvertono una minor sicurezza sul loro stato di salute, fonte di forti stati di ansia e depressioni che provocano un deterioramento delle condizioni cliniche generali, spesso causa di conseguenze irreparabili.

lunedì 23 agosto 2010

Forse le bugie hanno le gambe corte, ma combattono lo stress

Robert Feldman, professore di psicologia all’università del Massachusetts, ha pubblicato un libro sulle bugie “Liar: the truth about lying”, in cui sostiene che le bugie aiutano ad evitare i problemi legati sia allo stress lavoro correlato sia alle varie relazioni interpersonali, di cui si nutre la società.

Il libro, frutto di 25 anni di ricerche, studi ed osservazioni sul comportamento umano, dimostra in maniera elementare che per vivere bene, o meglio per sopravvivere, il nostro cervello deve mentire.

Infatti così come gli animali mentono per evitare attacchi di predatori (basti pensare alle trasformazioni del camaleonte) anche l’uomo agisce nello stesso modo all’interno della moderna società con l’aggiunta però del libero arbitrio.

Ne deriva che le bugie c.d. benevole o a basso rischio aiutano a vivere nel benessere, senza sentirsi soffocati dai continui cambiamenti della società, e consentono alla società stessa di progredire; dall’altro lato della medaglia le bugie malevole, agendo nel lungo periodo creano un’impalcatura così grande da non proteggere più l’uomo ma da soffocarlo, creando i meccanismi tipici dello stress, dal senso di frustrazione alla vergogna, dall’ansia agli stati depressivi.

E allora per evitare lo stress da lavoro lasciamo aperta la porta alle piccole bugie, a tutte le mezze verità dette senza malizia, che ci consentono di lavorare sereni e vivere tranquilli.
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